A cura del
Dott. Giorgio Del Mare
Presidente Lega Italiana Fibrosi Cistica
Non ci sono modi giusti o sbagliati di comunicare con un paziente, ci sono solo modi più efficaci e modi meno efficaci.
Nella mia esperienza di Presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica ho imparato quanto conti la qualità della comunicazione tra le migliaia di malati che rappresento e i medici dei centri di cura e assistenza fibrosi cistica.
La comunicazione medico-paziente nella patologia della fibrosi cistica aiuta a governare al meglio una forte complessità della malattia, ove assumono la massima importanza, a mio avviso, tre fattori specifici.
Primo fra tutti, il “vissuto fiduciario” verso il medico, che attraverso una comunicazione anche emotiva riesce a creare una durevole credibilità e una spontanea accettazione, da parte del paziente, della sua autorevolezza. Il medico diventa una guida sicura di fronte al disorientamento, alla confusione e alle contraddizioni che stanno intorno al malato.
Secondo, è fondamentale, in questo genere di malattia, la creazione di una forte compliance del malato verso cure continue, fastidiose e invasive del quotidiano. La giornata di questi malati è di 22 ore, perché le rimanenti due sono dadedicare alle cure. La compliance, nella nostra esperienza, dipende quasi esclusivamente dalla qualità della comunicazione messa inatto dal medico. Una comunicazione efficace sostiene la compliance, influenza positivamente la qualità di vita e genera maggiore salute.
Terzo, anche la gestione dell’ansia può essere migliore, se si instaura un rapporto di comunicazione “vero” e se il paziente può toccare con mano l’accessibilità e la disponibilità del medico. La riduzione dell’ansia consente di investire energia nella scuola, nello sport, nel sociale e consente di sentirsi più soddisfatti e meno vulnerabili.
I nostri medici migliori ottengono grandi risultati terapeutici non solo con l’arte clinica e l’uso dei farmaci, ma anche usando la propria sensibilità in ordine alla comunicazione, che diventa ogni giorno sostegno tangibile di chi soffre e consente di vivere con maggiore serenità la malattia, le cure e la propria stessa vita.