2. Il fattore tempo
Il paziente entra nell’ambulatorio, il medico ha i minuti contati. Oltre la porta, c’è una fila di altri pazienti... impazienti; di conseguenza la possibilità per il medico di prestare la dovuta attenzione ad ogni singola persona è limitata.
Questa scarsità del tempo a disposizione crea una condizione di rischio e di stress sia per il paziente che per il medico.
Secondo i risultati di uno studio condotto da Langewitz ecolleghi e pubblicato dal British Medical Journal nel 2002,
- il medico interromperebbe il resoconto del paziente sui propri sintomi (o su quelli che quest’ultimo ipotizza siano sintomi) circa 22 secondi dopo che ha iniziato a raccontare;
- sempre in base a questo studio, il 90% dei pazienti conclude spontaneamente il racconto entro 92 secondi e tutti entro i 2 minuti;
- nello spazio intercorso tra i 22 e 92 secondi viene menzionato il 75% dei sintomi. Cioè, più il paziente parla dei suoi problemi, più gli vengono in mente informazioni nuove: se lo si interrompe quasi all’inizio, si rischia di perdere una gran quantità di indicazioni preziose.
A questi dati si aggiungono quelli emersi dagli studi più accreditati sulla comunicazione medico-paziente:
- il 36% dei pazienti non ricorda le informazioni fornitedal medico riguardo alla prognosi e alla terapia (Ley,1979);
- il 70% dei pazienti assume in modo scorretto i medicamenti prescritti (Ley, 1979);
- i medici sottostimano il desiderio d’informazione dei pazienti nel 65% dei colloqui (Waitzkin, 1984);
- nel corso di colloqui della durata media di 20 minuti,poco più di un minuto è dedicato a trasmettere infor-mazioni al paziente (Waitzkin, 1984).
La formula sembra semplice: se il medico avesse a disposizione più tempo e/o strumenti di comunicazione e ascolto più efficaci, la qualità della sua indagine migliorerebbe, e la sua comprensione delle informazioni fornitegli dal paziente sarebbe più completa e puntuale; di conseguenza, il paziente comprenderebbe meglio le spiegazioni e le indicazioni del medico e gli sarebbe più facile e naturale aderire alle terapie prescritte.
Una maggiore efficacia nella comunicazione consente al medico:
- di raccogliere informazioni in quantità e qualità sufficienti;
- di ridurre le possibilità di errore;
- di lasciare il paziente con la sensazione di essere stato ascoltato e considerato come persona, oltre che come soggetto portatore di un disturbo o di una questione da risolvere;
- di far sentire al paziente di essere stato assistito con attenzione e professionalità;
- di far sentire al paziente che si può fidare del medico, e quindi credere in ciò che il medico suggerisce o prescrive.
In definitiva: uno degli obiettivi del sistema sanitario nazionale dovrebbe essere quello di mettere in condizione il medico di dedicare più tempo a ciascun paziente. Prima di allora, una chiave per migliorare la qualità dell’assistenza offerta dal medico, consentendogli di lavorare con più soddisfazione e di ridurre i problemi con i suoi pazienti, è avere a disposizione una serie di strumenti precisi che gli consentano una comunicazione più efficace.
L’intento di questo libro è fornire quegli strumenti linguistici e comportamentali che permettano una comunicazione più diretta e produttiva tra medico e paziente.